Precisiamo, come riferimento, che l’elenco delle mansioni vietate, pericolose e insalubri per le lavoratrici gestanti è indicato all’interno dell’art. 11 del DLgs 151, mentre le specifiche modalità di valutazione dei rischi sono disciplinate dall’DLgs 81/2008.
Rischi per gestanti: cosa deve fare il datore di lavoro
Occorre precisare a monte un elemento estremamente importante: il datore di lavoro deve farsi carico della valutazione dei rischi per gestanti a prescindere dalla loro effettiva presenza all’interno dell’azienda.
Si tratta, infatti, di un aspetto di valutazione dei rischi che si inserisce all’interno della valutazione complessiva dei rischi su un determinato luogo di lavoro, e di cui il datore dovrebbe sempre essere consapevole.
Allo stesso modo, tutte le lavoratrici dovrebbero essere informate dei possibili rischi a prescindere dal fatto che si trovino in stato di gravidanza, puerperio e allattamento. In questo modo, potranno sviluppare una consapevolezza personale che le porterà a scegliere in modo più preciso cosa fare qualora dovessero trovarsi in questa situazione.
Lavoratrici in gravidanza: qual è l’iter da seguire
Quali sono gli step specifici che devono essere svolti? Quali sono gli obblighi del datore di lavoro, e quali le possibilità che vengono offerte alla lavoratrice?
Come prima cosa, dobbiamo ricordare che è la lavoratrice a dover presentare al datore di lavoro il certificato medico attestante lo stato di gravidanza. A seconda delle caratteristiche che la gravidanza assume, si prospettano poi per la donna due possibilità.
In caso di gravidanza patologica e a rischio, si procede con una specifica diagnosi svolta da un medico ginecologo. Ottenuta la diagnosi, la lavoratrice potrà presentare all’INPS la richiesta di astensione anticipata dal lavoro.
Se la gravidanza invece non è a rischio, è il datore di lavoro a valutare la presenza di specifici rischi legati allo stato di gravidanza in un contesto lavorativo.
Emerge chiaramente a questo punto l’importanza di una valutazione dei rischi svolta a monte: in questo modo, il datore di lavoro ha la possibilità di sapere subito quali fattori di rischio sono presenti sul luogo di lavoro e di informarne direttamente la lavoratrice, così da prendere tempestivamente misure per la sicurezza di tutti.
In questo caso, i rischi per donne in stato di gravidanza potrebbero essere presenti sul luogo di lavoro, ma anche non presenti al momento.
Qualora i rischi non fossero presenti, la lavoratrice prosegue l’attività fino all’inizio del periodo di maternità obbligatoria. Per le impiegate, per esempio, la maternità obbligatoria scatta al nono mese di gravidanza, previa autorizzazione del medico del lavoro e del ginecologo.
Qualora, invece, i rischi per la gestante siano già presenti, è necessario che l’attività della lavoratrice venga interrotta.
Per esempio, per la commessa di un negozio che sia solita passare tutta la giornata in piedi, l’attività potrebbe essere incompatibile con il suo stato di gravidanza, pur non essendo questa una gravidanza a rischio, diagnosticata come tale dal ginecologo.
La donna dovrà quindi essere assegnata a una mansione temporanea alternativa, e così proseguire fino al momento in cui scatterà la maternità obbligatoria.
Per esempio, le si potrà assegnare un ruolo nello stesso negozio, ma svolto in ufficio, piuttosto che costantemente in piedi a supporto dei clienti.
Tuttavia, nei casi in cui non sia possibile riassegnare la lavoratrice a un’attività alternativa, la donna dovrà fare richiesta di astensione anticipata all’INPS, esattamente come accade in caso di gravidanza patologica.
Valutazione dei rischi per donne in gravidanza: perchè è importante
Quindi, svolgere preventivamente una corretta valutazione dei rischi per le gestanti è fondamentale.
Una valutazione correttamente svolta consente non solo di conoscere tutti i possibili rischi (presenti e non) per le donne in gravidanza, ma anche di avere sempre presente l’iter da svolgere per informare la lavoratrice delle possibilità di cui dispone.
Questo permetterà di arrivare preparati al momento in cui dovesse insorgere questa situazione e di garantire la sicurezza della lavoratrice – specialmente nei primi mesi, i più delicati.
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