Valutazione dei rischi: come procedere in caso di smart working

Il lavoro agile (o smart working, come è ormai comunemente noto anche in Italia) ha aperto per le aziende nuove criticità e nuove prospettive in materia di valutazione dei rischi.
smart working

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La pandemia di COVID-19 iniziata nel 2020 ha obbligato moltissime realtà a ripensare le modalità di organizzazione del lavoro dei propri dipendenti. Anche ora, in una situazione che sembra per molti aspetti tornata alla normalità, lo smart working rimane una soluzione concessa da molte aziende e, anzi, richiesta da molti lavoratori.

Nel momento in cui un lavoratore non si trova più sul luogo di lavoro inteso in senso tradizionale è necessario adattare alle nuove circostanze anche la valutazione dei rischi, che deve tenere conto della situazione.

Queste criticità sono state messe in luce e trattate dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri all’interno del documento “Linee di indirizzo per la gestione dei rischi in modalità smart working”, curato dall’Ing. Gaetano Fede (Consigliere CNI coordinatore GdL Sicurezza), dall’Ing. Stefano Bergagnin (GdL Sicurezza CNI) e del Gruppo Tematico Temporaneo “Smart working e lavori in solitudine”.

In particolare, il documento si sofferma sulla necessità di attente analisi preventive alla luce del fatto che il concetto di “lavoro agile”:

  • Non implica necessariamente il lavoro da casa.
  • Non è sempre svolto dal lavoratore in solitudine.
  • Può portare il lavoratore a confrontarsi con disabilità o altre tipologie di difficoltà, temporanee o permanenti.

Smart working e rischi: cosa deve fare il datore di lavoro

La valutazione dei rischi è sempre una responsabilità del datore di lavoro, e questo avviene anche nel caso di smart working.

In particolare, in caso di smart working il datore di lavoro è tenuto a informare i dipendenti di tutti i rischi connessi con quest’attività, esattamente come è tenuto a fornire loro tutti gli strumenti per svolgerla anche da un altro luogo.

La valutazione dei rischi deve ovviamente anche comprendere lo studio di misure di gestione e di prevenzione, oltre a dettagliare quali potrebbero essere i rischi generali e quelli specifici.

Il riferimento normativo in questo senso è il Decreto Legislativo 81/2008, in cui si legge che: “oltre a fornire ai lavoratori le attrezzature e i dispositivi necessari per lo svolgimento dell’attività lavorativa, [il datore di lavoro] dovrà considerare anche tutti gli aspetti legati alla sicurezza e alla salute degli smart workers”. La valutazione dovrà quindi “individuare i rischi ‘generali’ e i rischi ‘specifici’ connessi alla particolare modalità di esecuzione della prestazione lavorativa, in ambienti diversi da quelli abituali di lavoro”.

Come precisato in precedenza, lo smart working non si realizza necessariamente nel lavoro da casa, per quanto questa sia la modalità più nota alla maggior parte delle persone.

Da questo nasce una difficoltà, sia normativa che organizzativa: quella di “individuare comportamenti e procedure idonei a tutelare il lavoratore durante i periodi in cui gestisce la propria attività lavorativa al di fuori della sede aziendale senza eleggere alcun luogo in particolare (anche se potrebbe farlo in casi particolari).

Il concetto di lavoro agile è infatti molto variegato, ed è impossibile procedere con la stessa dovizia con cui si opera normalmente in caso di attività lavorativa svolta all’interno della sede aziendale.

Di conseguenza, rispetto alla prevenzione e alla gestione dei rischi, in caso di lavoro agile è oggettivamente impossibile per il datore di lavoro intervenire prontamente in casi di necessità. Per questo, è fondamentale che si vada a instaurare una forte collaborazione tra dipendente e azienda, così da rispettare le norme di prevenzione e garantire la sicurezza di tutti anche laddove il datore di lavoro non possa intervenire direttamente.

Valutazione dei rischi in smart working: di cosa tenere conto

Quali sono quindi i fattori che il datore di lavoro deve considerare nella stesura della valutazione dei rischi?

I dati da raccogliere riguardano essenzialmente due elementi: il personale e l’attività stessa.

Rispetto al personale, il datore di lavoro deve considerare:

  • Quanti lavoratori già operano in smart working.
  • Quanti ancora non lo fanno, ma lo faranno in un prossimo futuro.

Rispetto invece all’attività, i fattori da considerare sono:

  • La tipologia di attività aziendale.
  • L’estensione geografica dei lavoratori coinvolti (intesa sia come sedi del lavoro in smart working, sia come possibili spostamenti e trasferte se previsti).

Informativa rischi smart working

Abbiamo detto che in caso di smart working deve instaurarsi tra datore di lavoro e dipendente una stretta collaborazione al fine di prevenire e gestire i rischi. Il datore di lavoro dovrà quindi fornire al lavoratore un’informativa in merito.

Tendenzialmente, si consiglia di sottoporla al lavoratore prima della firma del contratto o dell’inizio dell’attività.

Informativa rischi: cosa deve contenere

Il contenuto di tale informativa non è semplice da definire, dal momento che, a differenza di quanto avviene tradizionalmente, in questo caso lo scopo del documento è informare il dipendente sui rischi di natura generica.

Non ci si focalizza dettagliatamente sui rischi specifici, dal momento che in molti casi si tratta di lavoro svolto a una scrivania e servendoci di computer o altri dispositivi elettronici.

I rischi generici possono quindi essere, per esempio:

  • Aumento del rischio elettrico nel caso in cui l’attività venga svolta in locali di cui non si conosce l’affidabilità dell’impianto.
  • Aumento di rischi psicologici, soprattutto in caso di lavoro che viene svolto prevalentemente in casa senza che le altre persone che vi abitano  siano adeguatamente preparate a comprendere il nuovo obbligo contrattuale del lavoratore.
  • Possibilità dell’aumento dei disturbi muscolo scheletrici legati all’ergonomia, del rischio incendio, del microclima, ecc., qualora l’attività sia svolta in luoghi non a norma o non gestiti correttamente.

Ovviamente, l’informativa sui rischi dovrà essere corretta e aggiornata ogni volta in cui si produca un cambiamento.

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